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Vannini e Dawkins a confronto su Dio

20 marzo 2008

Due testi, che più diversi tra loro non potrebbero essere ma che, a mio modo di vedere, sono risultati di una complementarità assoluta e quasi incredibile ed essi sono, come ovvio, “La religione della ragione” di Marco Vannini, Bruno Mondadori e “L’illusione di Dio – Le ragioni per non credere” di Richard Dawkins, Mondadori.   Nell’intento di indicare immediatamente dove si collochi per me detta complementarità riferirò che un dotto amico si è astenuto dal leggere il testo di Dawkins dopo che ebbe letto una critica che incolpava Dawkins di essere un incompetente nel campo della teologia.   Si potrebbe ribattere che i teologi dimostrano in genere una buona ignoranza in campo scientifico, ma la cosa non è nemmeno vera e non è questo il punto.   Il punto vero sta nel fatto che Dawkins, nel suo pervicace e intenso tentativo (secondo me riuscito per quanto riguarda il campo prescelto) di escludere l’esistenza di Dio si limita a considerare le prove scientifiche di detta esistenza o, detto più in generale, le prove che emergono dal mondo (che storicamente si identificano con le famose cinque prove di San Tommaso), non esclusa poi tutta una serie di presunte prove derivanti dall’interiorità umana, in quanto detta interiorità appare come una parte non irrilevante del mondo stesso.     Per Dawkins, in sostanza, l’esistenza di Dio è un problema di piena competenza della scienza (il che, di primo acchito, non ha mancato di meravigliarmi alquanto, ma dopo un po’ di riflessione e dopo aver accettato il punto di vista dell’Autore, la cosa mi è parsa pienamente giustificata) e dunque l’analisi e la soluzione (o non soluzione) del problema dovrà di necessità partire dal mondo.   Tra l’altro il mondo viene sempre e infallibilmente in primo piano quando si tratta di concepire, in un modo o nell’altro, la divinità.   Salvo che non ci si voglia aggrappare a Dio come ad un mero flatus vocis, Dio apparirà nell’una o nell’altra maniera ed anche come il Tutto oppure il Suo Contrario proprio in relazione al rapporto che Egli intrattiene o non intrattiene con il mondo appunto.    Quindi è un po’ banale chiedere ad una persona se crede in Dio, in quanto sarebbe più appropriato chiedere in quale tipo di Divinità essa crede.

 

 

continua…

 

 

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From → Riflessioni

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